Non lo so nemmeno io che c'ho sto' periodo.
Ascolto musica, poi ci sono i giri inutili in macchina, docce gelate, barattoli interi di nutella in un pomeriggio, trascorro le serate con sconosciuti
{mi piacciono gli sconosciuti. Con loro non devi fingere. Non hai nulla da perdere.}
scrivo sui muri, penso a lui.
E poi...
E poi boh. Niente. Magari cambio.
"Non ti chiedo di amarmi. " vorrei dirgli. Mi basterebbe un bacio, e poi mi riterrei soddisfatta.
In questo preciso istante vorrei conficcare qualcosa di vagamente appuntito nell'esofago di colei che mi ha generato che mi sta minacciando con una pattina di legno se solo stasera provo a mettere un centimetro della mia testa di cazzo fuori dalla porta di casa, ma..
( E a sto'punto non resta altro da fare. Se non chiudere gli occhi. E alzare il volume.)
Sono alla fermata dell'autobus. "Cazzo, saranno 20 minuti che aspetto". Così decido di andare a piedi, nonostante il tempo non prometta nulla di buono. Cammino veloce, vado di fretta, come sempre. Il vento mi schiaffeggia le guance e mi scompiglia i capelli. "Sto' vento de'...", penso. Attraverso la strada, senza guardare ("Che imprudente che sei" avrebbe detto mia madre). A momenti mi investono. Faccio un grande sforzo di volontà per tirare fuori la mano dalla tasca. E' congelata, con le dita strette intorno all'I-pod. Com'è possibile che fino a ieri era piena estate, e ora fa solo 15 gradi e mi sto cagando sotto dal freddo? Idea geniale quella di uscire di casa in canottiera e pantaloncini. Cambio canzone. I Verdena cominciano ad urlarmi nelle orecchie: la voce del cantante e gli accordi al pianoforte sono attutiti e a tratti coperti dal rumore del traffico. E' stato in quel momento, credo, che ho sentito per la prima volta veramente le parole di quella canzone. "...E non ho più fretta..." Così mi sono fermata. Lì, sul marciapiedi, in mezzo ad alcune donne che mi osservavano. Le macchine e il tempo si sono fermati con me: il vento ha smesso di soffiare, perfino le idee e i pensieri, che prima mi affollavano la testa come un stormo di gabbiani impazziti, si sono bloccati. Per un secondo siamo stati solo io e la musica, l'umidità che mi impregnava la canottiera, il freddo che mi penetrava nelle ossa. Poi ho ricominciato a camminare, ma questa volta lentamente, con i Verdena che continuavano ad urlare, e con i miei occhi che hanno smesso di vedere e hanno cominciato a guardare. Per la prima volta ho guardato i pini piegarsi "al cospetto del vento", ho guardato i prefabbricati di cemento dai tristissimi colori pastello presenti in tutta Rebibbia, ho guardato un mazzo di fiori buttato sul ciglio della strada. Peccato che però non guardavo dove cazzo stavo mettendo i piedi e così ho pestato una merda.
I miei timpani. Credo di aver compromesso per sempre il loro corretto funzionamento. Ma non mi importa. Non mi importa davvero di nulla. Continuo solo a muovermi. Sento altri corpi addosso al mio, muoversi contro il mio, in sincronia. Il ritmo sale, ed è come se con lui aumentasse anche il volume della musica. Le tempie. Pulsano, ogni battito in perfetto tempismo con i bassi. Gli occhi: mi lacrimano, mi bruciano come se stessi nuotando nell’acqua sporca e salata del mare. Mi gira la testa, comincio a non sentire più il pavimento freddo e squallido della discoteca sotto i miei piedi. Sto volando…La musica aumenta sempre di più. Improvvisamente mi fermo: la stanza. Sta girando. Mi guardo intorno per cercare Veronica, la mia amica. Mi aggancio con lo sguardo ai suoi occhi: mi sorride rassicurante. “Veronica. La stanza. Gira.”le urlo con tutta la voce che ho in corpo. Ma è come se non fosse uscito alcun suono. Qualsiasi suono sarebbe troppo flebile per essere udito dall’orecchio umano, ora. Lei mi guarda. Mi sorride rassicurante. Fa spallucce, quasi per dire:”E allora?” e continua a ballare, sinuosa e disinibita, strusciandosi su un ragazzo alto, che non conosco. Già. E allora? Continuo a ballare. E’ tutto un girotondo. Mi sento come se stessi vedendo una vecchia cassetta e qualcuno avesse improvvisamente premuto il tasto “avanti veloce”. Ma non sono seduta sul divano, sotto il mio tetto, circondata dal caldo accogliente di casa. Non sono davanti alla televisione, ma dentro. Siamo noi i protagonisti del film. Sono io la protagonista del film. E quindi perché fermarsi? Voglio solo continuare a ballare. E non fermarmi mai. Comicio a vedere tutto a scatti. Le luci si fanno più intense. La musica cambia: ora è come se fosse in sordina. Come quando nevica in città, e tutti i rumori del traffico attutiti, sono solo un sussurro lontano. Ci sono. Ma non li senti. Le narici del naso pizzicano, il senso dell’olfatto sovrastimolato dai mille profumi che si confondono l’uno con l’altro nel piccolo locale, a formarne un unico e strano odore che mai avevo sentito prima: l’odore dei corpi sudati, l’odore dei cocktail alla fragola, dell’assenzio, di fumo, di pioggia, di cannella, di piscio, l’odore di bruciato, di qualcosa di proibito, della notte. E’ l’odore della droga. Ho la bocca asciutta e una gran sete. Mi avvicino al banco del locale. Cerco il barman con lo sguardo, ma non lo vedo. La mia attenzione viene d’un tratto catturata da un bicchiere. Lo prendo in mano: non avevo mai visto un bicchiere così bello. Ha i bordi tempestati da mille piccoli cristalli, incastonati l’uno con l’altro, una traccia di rossetto color porpora. In altre condizioni quel bicchiere mi sarebbe apparso quotidiano e banale, ma in questo momento mi sembra l’oggetto più affascinante che abbia mai visto. Lo annuso: odora di whisky. “Ma cosa ci faccio qui?” non ricordo assolutamente il motivo per il quale mi ero avvicinata al banco, ma ciò non mi preoccupa. Ho la nausea e vorrei solo trovare un bagno. Improvvisamente mi sento trascinare per il braccio con forza. Vengo strattonata tra la folla e immediatamente mi ritrovo fuori dal locale. Mi si è oscurata la vista, non vedo nulla. E’ una notte gelida, l’umidità mi penetra fin dentro le ossa. Veronica mi guarda e scoppia a ridere. Nonostante la distanza tra i nostri visi, posso sentire l’odore acre del suo fiato fetido. Ha bevuto. Contraccambio lo sguardo: l’azzurro degli occhi, quasi metallico, contorna le pupille particolarmente dilatate, enormi, che le danno l’aspetto di una bambina sul punto di piangere. La cascata di unti capelli biondi le ricade morbida sulle spalle. Urla qualcosa, ma non la riesco a sentire. Mi trascina di peso fino alla macchina. Sale sul sedile anteriore, al posto del guidatore. Mi siedo sul sedile accanto a lei e mi addormento col pensiero che forse nemmeno lei è in grado di guidare. Mi risveglio a causa del vento che mi schiaffeggia le guance: Veronica ha aperto tutti i finestrini e ha acceso la radio. Il volume della musica è al limite dell’umanamente sopportabile a parer mio, ma non voglio dirle nulla. Sembra felice. Felice, come non lo è da molto tempo a questa parte. Ride forte, urla, ride di nuovo. Guardo fuori dall’auto: le luci delle macchine mi abbagliano, le ruote sfrecciano sull’asfalto della strada che costeggia il fiume. La mia testa è affollata di pensieri, uno stormo di gabbiani impazziti che volano l’uno contro l’altro, sbattendo la testa. Ma sono felice. Nonostante mi senta sporca, assonnata e terribilmente confusa, sono felice. Ho i brividi, la pelle d’oca, provo una sensazione di completezza che mai avevo provato prima. Non posso fare a meno di sorridere. Aveva ragione Veronica. Questa pasticca non è una semplice pasticca violacea, non è una comune droga: è la pillola della felicità. Cerco il suo sguardo. Lei continua ad urlare. Tenta di sorpassare un camion, incurante del divieto di sorpasso. “Fanculo, stronzo!” urla, premendo forte sul clacson. Poi mi guarda, e con un sorrisetto complice preme sull’accelleratore. L’ultima cosa che sento prima che l’auto si schianti sul guardarail e che precipiti nel fiume, è la mano di Veronica che stringe con forza la mia. e che mi trascina giu, nella notte, con lei.
E' cosa buona e giusta che voi, ingenui pupilli curiosi, veniate a conoscenza di che essere insensibile, crudele, meravigliosamente cinico e pessimista ma al contempo unico (yes baby, narcisismo immotivato mode on) sia la bambina che si nasconde dietro lo pseudonimo di UnAllegraRagazzaMorta aka magicamente IO dlin dlin dlin*
*campanello citazione: sonorità scritte che avvertono i lettori della presenza di una citazione (in questo caso l'espressione Magicamente Io)INDOVINATE! Vabbuò coglionate a parte, penso che attraverso queste indicazioni possiate comprendere al meglio il contenuto di questo blog.
Sono nata , per volere di chi non si sa, in una marmorea cittadina del centro Italia, celebre per il Colosseo, i bucatini all'amatriciana e Totti. In questo luogo mi muovo talvolta come un'anima in pena, tentando di perdermi tra le viuzze del centro, sdraiandomi in Piazza del Popolo in mezzo alla folla o svolgendo altre attività di tipo vagamente liberatorio che mi permettono di vivere in modo relativamente normale la mia adolescenza. Nel mio tempo libero leggo svariati quintali di
Dylan Dog
e Rolling Stone, mi illudo di saper suonare la chitarra anche se in realtà strimpello solo 3 o 4 canzoni, mi cimento nelle versioni greche e latine, coltivo la passione per il teatro, ascolto sigle di cartoni animati, cialtronate, vecchi residui della Pop Cultura con la quale sono cresciuta, nonchè una lunga serie di dischi di un certo rilievo.
Ho 15 anni appena compiuti, e dopo questa affemazione molti abbandoneranno per sempre il suddetto blog. Perchè tutti si dicono lungi dal voler giudicare a priori le persone, ma gli umani sono pieni di pregiudizi e già mi immagino i trentenni spocchiosi (che invece di lavorare trascorrono le ore al computer) che stanno pensando "Ma guarda te se devo sprecar tempo a leggere gli scritti di una bambinetta, perdio!". Comunque io la mia età la dichiaro ugualmente (e bambinetta a soreta!*)
*insulto usato nel sud, che tradotto in romano è: TU SORELLA!
Sono in piena fase adolescenziale dunque, e i Fantomatici dubbi Esistenziali che la caratterizzano non sono ancora pronti ad abbandonare la mia mente contorta. All'apparenza potrei sembrare scoglionata o depressa (che brutta parola!), ma non lo sono. Scommetto che se uno psicologo analizzasse il mio caso disperato uscirebbero fuori paroloni come scarsa motivazione, genitori incapaci, totale carenza di valori, ricerca del fantomatico sballo, ossessioni di tipo b5 (colpito e affondato!) e e e dlin dlin dlin*
*e e e: citazione!!!
Nel complesso sono normale. Si certo, ci sono miriadi domande che mi perseguitano del tipo: "Ma io sono uno sputo indegno di vivere?" o "E' forse colpa mia se la gioventù non ama la letteratura?" oppure "Perchè nessuno ha ancora pensato a distruggere Laura Pausini?". Oltretutto sono una disadattata senza cultura, un soggetto inutile alla sopravvivenza della razza umana, confesso (non senza lacrimazioni degne del Tevere) i miei fattacci più salienti della mia breve esistenza peccaminosa a un orsetto di peluche conosciuto con l'appellativo di Teddy. Per un lungo e drammatico periodo di tempo ho coabitato con sentimenti di autoditruzione e odio. Ma mi sono costretta a guardare il mondo da più punti di vista , distaccandomi con non poca audacia dal suolo terrestre.
Ora fluttuo a mezz'aria. Ma mi ci vuole ancora un po' per imparare a volare.
Oh mamma mia (no vabbè, non chiamiamo in causa la mamma), ho scritto un po' troppo. Vabbè chiudiamo qua perchè i trentenni con taaanta voglia di lavorare sono crollati di botto sulla tastiera e stanno dormendo come angioletti.
Ah dimenticavo.
Piacere. Vania.

Oggi sarebbero stati due anni. Come dimenticare quella mattina: si sveglia presto e le rode il culo, è a casa, sta male. Accende lo stereo, la musica come unica consolazione. Poi arriva lui, suona il campanello, apre la porta ed entra, senza dire una parola. Le dà un bacio sulla fronte e si siede là in cucina, il suo posto preferito. Lei va sotto la doccia. E mentre il getto forte dell'acqua la schiaffeggia in viso, sente il suo fischiettare allegro, probabilmente si sta rollando una sigaretta. Esce dalla doccia. Passano pochi secondi, che le sembrano infiniti prima che lui si accorga che lo sta guardando. Lui si gira:- 'Cazzo vuoi?- Prende il barattolo del caffè, un cucchiaino, due, tre, sei, ha finito. Mentre tenta di accendere il fornello difettoso, sente il suo sguardo su di lei: la sta studiando. Lei si gira:-'Cazzo vuoi?-A egocentrica, e chi te stava a guarda!- Le strappa un sorriso. Il caffè sta uscendo dalla macchinetta, il profumo che riempie tutta la stanza. Lei si siede lì accanto a lui. Sorseggia piano, ma si brucia la lingua. Ha la mente vuota e sente nuovamente il suo sguardo su di lei, fisso e silenzioso. La infastidisce, ma lo lascia guardarla ancora per qualche minuto. I loro occhi si incontrano: lei legge una nota divertita dentro i suoi, sa di infastidirla e ne è felice. Lui le passa la sigaretta tra le dita, le mani si sfiorano. Un tiro solo, tiene il fumo in bocca per un po'. Glielo soffia negli occhi, un grugnito di disappunto, lui non ha nè la forza nè la voglia di mandarla affanculo. Lui prende la macchinetta fotografica. -Non ti muovere.- Comincia a scattare, sempre più divertito, quella stupida canzone del 96 in sottofondo. Un grugnito di disappunto, lei non ha la voglia nè la forza di mandarlo affanculo. "...But I guess what you say it's true, I can't never be the right kind of girl for you, I can't never be your woman...". Avvicina la mano alla sua: non la tocca, ma lei sente la vicinanza della sua pelle. Si guardano: resiste per un paio di minuti, ma è costretta come sempre ad abbassare lo sguardo. Lui scoppia a ridere. Oggi ha rimesso quel vestito rosso, per ricordare. Per non dimenticare. Ora lui non c'è più, è uscito dalla sua vita come è uscito da quella porta quella fulgida mattina: sorridendole, scrutandola silenziosamente.
Che c'è? Beh c'è da dire che in questo preciso istante sono in una fase di totale adorazione mentale e fisica dell'unico Omo in grado di farmi fare pensieri "strani" {aka il mitico eccezionale unico meraviglioso e purtroppo decisamente troppo basso SAMUEL} Per chi non lo sapesse, è il cantante dei Subsonica.

<--
BELLOBELLOBELLOBELLO 
C'è da dire che odio il taims niu roman, diamine, apriamo un club per l'uso più esteso del Curier Niu su questa piattaforma!!!!!C'è da dire che comunque verdana e taoma si assomigliano troppo.C'è da dire che potrei disquisire per un' eternità sui caratteri presenti sulla suddetta piattaforma, ma penso che già in molti si stiano chiedendo:"Come mai sto leggendo le fanfalucate di questa donna che coglioneggia?" Quindi c'è da dire ba.
Questa è una di quelle notti dalle stelle scure. Una di quelle fatte di canzoni e cioccolata. Una di quelle fatte con il salato delle lacrime, che scivola verso il cuore e lì rimane. Una di quelle in cui de andrè guarda il muro e si guarda le mani, poi chiude gli occhi e si mette a volare. Una di quelle notti in cui il tuo Omo (che tuo non è, ma ti piace pensare che lo sia) impara a guidare, accende la radio e preme la frizione per cambiare marcia, poi ti metti a ridere al semaforo perchè lui inchioda e la macchina gli si spegne, così quello dietro si mette a suonare e tu lo puoi sentire mandarlo a cagare. Una di quelle notti post punk che quasi si avvicinano all'hard core tant'è che le tue all star chiedono perdono per essere state create ed aver rovinato una generazione. Che poi, no, i pariolini proprio no, non dovrebbero portarle. Come le stelle o i piercing alle labbra e sopracciglia, "che cazzo si sputtanano sti simil tamarri" (scusate la volgarità...) disse un tipo...Dai, mo a noi "non parioli" ci rimangono solo i piercing al setto e quelli in mezzo agli occhi, che fanno decisamente male. Quelle notti che osservi sempre lui, il tuo Omo (e ribadisco che tuo non è manco per niente) che si vuole allargare il buco al lobo, tanto per trovare un posto dove poter infilare una sigaretta per evitare di mettersela sopra l'orecchio e sentirsi chiamare o "fruttivendolo" o "camionista". Una di quelle notti seduta al tavolino a mangiare noci. Che veramente non l'hai mai fatto, ma non c'è nient'altro di commestibile, quindi tra una noce e l'altra ti accorgi che non l'hai mai fatto perchè forse le noci non ti piacciono. Una di quelle notti da happy meel al Mc, che "scusi, un eeeeeppi miiiiil per favoooore" e ti giri e incontri uno di quelli di cui non sai il suo nome ma lui sa il tuo, che ti saluta chiamandoti "amò" e tu fai quella faccina di msn con gli occhi sbarrati e mentre lui ti corre in contro a braccia aperte tu sorridi e intanto pensi:
"E mo chi cazz' è?"
Una di quelle notti da commuoversi, così, tanto perchè non c'è nient'altro da fare. Una di quelle notti che la mattina dopo guardi il cuscino troppo bagnato con gli occhi ancora mezzi chiusi, e osservi le tue ultime lacrime morire lì, tra un grumo di rimmel e l'altro. Una di quelle notti dove ti inizia vagamente a mancare tutta quella gente che in passato hai allegramente mandato a quel paese, credendo che non ne avresti mai più sentito la mancanza. Una di quelle notti in cui ti rendi conto che magari qualche conto nella vita l'hai sbagliato anche tu (cosa che, avendo 6 in matematica, è piuttosto plausibile)
Una di quelle notti in cui non dormi perchè pensi agli occhi azzurri di quel coglione, quegli specchi di cielo estivo, così azzurri che ti ci perdi. E tenti di capacitarti del fatto che non ti può dare i brividi il solo pensarlo, e ti poni il dubbio esistenziale: ma a che diamine pensavo quando mi sono innamorata di lui?
"...E' una di quelle notti in cui cresci anche un pochino, ti pare?"
Mi pare, mi pare.
Ebbene. Questo blog parte con il piede sbagliato. E sapete perchè miei ignari lettori (Ma quali lettori??? Questa è ancora una pagina web definibile LANDA DESOLATA. mah) ????
Perchè io scrivevo assiduamente da due anni su un blog, appartenuto all'adorabile piattaforma del cannocchiale. Beh adesso non voglio essere colpevolizzata per diffamazione e mi dispiace dirlo ma IL CANNOCCHIALE FA SCHIFIO (si con la i). E così anche io mi converto a splinder. E lo abbandono {il Cannocchiale s'intende. Anzi. Il cannocchiale. Non si merita le lettera maiuscola.}
Tanto non faccio del male a nessuno.
Cambio così, senza rimorsi. Gnè *___8.
Ah. Dimenticavo. Le mie troppe parentesi non sono indice di ignoranza. Chiamatela licenza poetica, chiamatela idiotaggine, è il mio stile .